July242012

Chi ipotizza che l’uscita dall’euro sia desiderabile è un irresponsabile. Non si parla d’altro oggi e non si cessa di imparare. Riassumiamo. Se un paese esce dall’euro non entra in una fase più povera ma stabile. Al contrario: entra in una lunga fase di peggioramento drammatico continuato. Tutti quelli che ci perdono immediatamente non hanno più soldi per consumare, risparmiare e investire. E quelli che continuano a guadagnare non credono che il paese possa recuperare in fretta e quindi portano o mantengono i soldi all’estero. La situazione si avvita.
Che succederebbe in Italia?

Prendiamo il caso italiano. Se esce dall’euro, il governo lo decide in una notte e chiude le banche immediatamente: alla riapertura ha convertito tutto in nuove lire svalutate. Se l’Italia esce dall’euro e passa a una lira svalutata comincia subito a pagare molto di più le importazioni come il petrolio mentre i suoi esportatori vendono di più anche se non immediatamente ma comunque non si fidano di portare i soldi in Italia e quindi li tengono all’estero. La nuova lira continua a svalutarsi e il processo di peggioramento prosegue. Si devono prendere a prestito soldi. Ma questo significa che gli interessi sulle obbligazioni devono essere pagati e non conviene fare default. Le obbligazioni in euro devono essere riconvertite in lire, con costi elevati, e si deve continuare a vivere con il peso di un debito enorme perché non si può sopravvivere senza i prestiti. Si prenderebbe a prestito per per il riscaldamento, per i farmaci, per l’educazione. Oppure si dovrebbe rinunciare a tutto questo. L’aumento di tasse e il taglio delle spese pubbliche sarebbe molto peggiore di quello visto finora oppure i servizi pubblici sarebbero fermati. La domanda interna sarebbe minima. Gli esportatori non potrebbero che continuare a tenere i soldi all’estero. La transizione sarebbe lunghissima. E si configurerebbe come un impoverimento gigantesco, con un conseguente aumento della criminalità e/o con uno stato di polizia durissimo.

Un’idea la potrebbe dare il fallimento della Sicilia, che gli italiani sanno di non potersi permettere per motivi di sicurezza, di solidarietà, di continuità storica e costituzionale. Ma analogamente succederebbe alla Germania se l’Italia dovesse uscire dall’euro. Non conviene a nessuno.

L’euro è irreversibile se non si vogliono ripercussioni imprevedibilmente terribili. Meglio un lento e inesorabile aggiustamento. Ma la strada del riequilibrio sarà lunga. E a noi conviene mettere a posto gradualmente e con continuità per molto tempo i nostri conti, per restare agganciati all’euro.

I partiti che giocano con la possibilità di uscire dall’euro sono condotti da irresponsabili.

Se ci spieghiamo bene su questo scenario, comprendiamo che i sacrifici che stiamo facendo sono il migliore investimento che possiamo fare a breve. Se comprendiamo bene che cosa ci succederebbe uscendo dall’euro sappiamo perché vogliamo restarci. E perché pagare per restarci. Orientando i nostri pensieri al futuro, alle prossime generazioni. Che ricominceranno con maggiore umiltà. Ma anche con una prospettiva più seria e sensata.

Per arrivarci, smettiamo di ascoltare i populisti e le sirene che ci invitano a prendere una scorciatoria qualunque. Imho.

Luca De Biase spiega perché è stupido continuare a chiedere di uscire dall’euro.
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